Le origini

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Fig.1. Gustav Killian dimostra la possibilità
di esplorare le vie aeree con un broncoscopio

Poco più di un secolo or sono, nel 1898, Gustav Killian, un otoiatra tedesco, effettuò la prima esplorazione endoscopica della trachea e dei bronchi per rimuovere un osso di maiale inalato nelle vie aeree da un contadino bavarese.
Nasceva la broncoscopia. Lo strumento utilizzato era un tubo rigido introdotto attraverso la bocca ed il laringe e l’illuminazione era fornita da una lampada posta sulla fronte dell’operatore (Fig.1). Negli anni seguenti la procedura guadagnò interesse e larga diffusione nella comunità scientifica quale metodo per la diagnosi della patologia dei grossi bronchi e per la rimozione dei corpi estranei.
Fu merito di uno statunitense, Chevalier Jackson, apportare i primi miglioramenti tecnici alla metodica con la messa a punto nei primi anni del ‘900 di ottiche dotate di bulbo luminoso distale e di una serie di strumenti di prelievo bioptico.
La broncoscopia divenne patrimonio essenziale della pneumologia e fu per molti anni a seguire accumunata in quell’area di attività definita come “endoscopia toracica”. Per alcuni decenni non vi furono sostanziali sviluppi tecnologici e la broncoscopia continuò ad essere effettuata con strumenti rigidi con i limiti connessi alla possibilità di esplorare solo i bronchi di grosso calibro (bronchi principali e lobari).